martedì, maggio 06, 2008

Si avvicina a grandi passi la data tipica del mio malcontento. Ma passa nel giro di un giorno quella roba lì.
Peggio, invece, sono i volatili che si aggirano incazzosi attorno all'orifizio posteriore del sottoscritto, nella forma di riunioni catartiche ad alta probabilità di rissa (verbale e non), precariato selvaggio, lavorini improbabili et delizie similari.
Ah, che goduria.

martedì, aprile 29, 2008

E in fondo che me ne importa... ok cercate di fottermi, ma lo sapete anche voi che non è il modo giusto per prendermi. Perché ho la faccia incazzata, sempre, e non è un bel segno. Lo dico per voi, se per caso non ve ne eravate accorti.

E a ogni modo... lunga vita al vino rosso, alle chitarre, ai dischi in vinile, al rum, alle chiacchierate fino alle tre del mattino, al fegato che implora, all'ubriachezza, agli amici disinteressati, alla sincerità e ancora al vino. Rosso. Ma anche bianco.
Sì, ok, in fondo in fondo sono solo un alcolista più o meno conclamato ma sapete una cosa... non me ne fotte nulla e quasi me ne bullo.
Acari.

mercoledì, aprile 23, 2008

Singing in the drain

La regola non perdona. Al peggio non c'è mai fine e allora forza, tutti insieme, intoniamo la bestemmia che più ci aggrada.
Sto scoppiando, la situazione è pesante come da tempo non la sentivo. Presto me ne andrò sbattendo la porta e sputando qualche litro di veleno, ma la soddisfazione di vederli affondare da fuori non sarà abbastanza, visto e considerato che comunque rimarrò col culo per terra anche io.
Giusto qualche sera fa pensavo al concetto di rassegnazione, prima di dormire. E porca troia, però non è che intendevo questo. E invece... tocca rassegnarsi, ma fa male, non ci si riesce mica così facilmente.

Rassegnarsi al proprio fallimento esistenziale forse richiede un'intera vita, dato che quando meno te l'aspetti c'è sempre un barlume d'orgoglio e speranza che fa capolino. Per essere poi seppellito da un camion di guano, regolarmente. Ma poi lui rispunta. E non è un bene, necessariamente. Anzi è un po' come un cancro che continua a ricrescerti, per certi aspetti.

Non ho più voglia di questo. Grazie, ma basta.

venerdì, aprile 18, 2008

Zen Guerrilla

Si legge Fiumani, si riscoprono (per un pomeriggio) i tardi Television, si arraffano dvd, ci si stanca per una giornata al lavoro passata a discutere con l'ufficio stampa di una major che ha prassi da burocrazia sovietica anni Cinquanta.
Dovrei buttare giù un paio di pezzi nuovi e non trovo mai il momento per farlo. Non tanto il tempo, quanto la fase mentale adatta. A volte mi chiedo se non sia arrivato il momento di rasssegnare le dimissioni da questa parte di me.

Piove, governo ladro. Appunto.

giovedì, aprile 17, 2008

I have a dream (ieri notte)

Sono in un locale misto pub-night (mai visto uno...) con il cantante della band dove suono e mia moglie. A un certo punto un tizio piuttosto giovane, unto e con la faccia da cazzo, si siede a un tavolo; ordina da mangiare e da bere e mi fa portare una birra, offrendola. Il cameriere me la appoggia sul tavolo e mi spiega la cosa. Il tipo alza la sua birra; brinda guardandomi e dicendo: "Cos'è la vita?". Non ci vedo più dall'incazzatura.
Mi alzo, vado al suo tavolo, gli strappo la birra dalle mani e fissandolo con la faccia a un centimetro dalla sua gli dico: "La vita è quella roba che ti rompe i coglioni finché non muori". E gli scolo la birra, per poi andarmene.
Il tipo si incazza, va al tavolo dove ci sono mia moglie e il singer e - in mia assenza - chiede loro cosa ho e se sono arrabbiato perché mi hanno (cito letteralmente dal sogno) "fatto il culo e non mi è piaciuto". Quando torno al tavolo mi viene riferito e mi rifiondo sul tizio che sta mangiando.
Gli strappo la forchetta di mano e gliela premo sul lato del collo. E' terrorizzato, perde il cibo dalla bocca, respira male. Lo investo con un monologo farfugliante-tarantiniano, chiedendogli cosa sapesse - che io non so - sul conto del mio culo, chiedendogli se vuole morire subito o preferisce finire il piatto di merda che ha davanti, etc etc etc.
Alla fine gli dico di fare come se non ci fossimo mai visti, se vuole continuare a vivere senza una forchetta infilzata nella carotide.

Mi sono svegliato su questa immagine e ora sono incazzato come un tappeto.
Meglio che stia lontano dalle forchette, oggi. Potrei fare guai seri.

Acari.

martedì, aprile 15, 2008

Bene. E' tornato il nanetto criminale. Siete contenti vero?

Andate a fare in culo.

venerdì, aprile 11, 2008

Non è che ci siano sostanziali cose da divulgare. Anzi era meglio se stavo lontano ancora un po'.
Ad ogni modo,
sappiate che i lventre della bestia è un posto strano, molto professional, che ti accoglie piuttosto bene e poi - dopo, quando sei uscito - ti fa sentire come se tu avessi perso tanto tempo per scoprire che, comunque tu la metta, non devi mai scordarti una cosa.
Che c'è sempre chi potenzialmente ti può fare il culo. E anche che le favole - anche le più becere - non esistono, baby.

venerdì, marzo 28, 2008

C'è odore di chiuso e ragnatele umide qui. Amen. Prima o poi assumerò un filippino per fare le pulizie.
Nel frattempo si dilata la sensazione di smobilitazione, ci si sparano Aulin (generici, of course) alle 6:30 della mattina, si sentono le sabbie mobili che arrivano al pomo d'adamo.
Ho voglia di smettere di fare un po' di cose o tutte. Ma poi finisce come quando dico: basta bere. Dura fino alle 13 del giorno successivo, poi si riparte con l'entusiasmo di un tredicenne alla sua prima birra. Ma non è quello il problema.

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sabato, marzo 22, 2008

Duro stare a galla in queste settimane. E non solo da un punto di vista strettamente pragmatico-contabile.
Il punto è che è difficile non abbassare mai la guardia e riuscire a non sentirsi una persona di merda, un amico di merda, un compagno di merda, un collega di merda, un figlio di merda etc etc etc.
Di merda.

Non chiedo scusa, non servirebbe. Ma mi piace che sappiate che lo so; o meglio: ogni tanto me ne accorgo e non è proprio una goduria.
Tutto lì.

Acari.

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venerdì, marzo 21, 2008

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sabato, marzo 15, 2008

tic tac toe

Sono giorni del cazzo, tanto per dare una definizione frizzantina. E con l'ansia che inculcano i due parameci fecali per cui lavoro abitualmente le cose non migliorano.
Programmi per il weekend? Diciamo che per il momento il fatto di essere sveglio dalle 6:33 di sabato mattina non è un bel segnale, quindi di pianificazione è meglio non farne.
Hasta luego.

martedì, marzo 11, 2008

Control

L'ho visto, ieri, in solitaria. Con sottotitoli, perché anche se qui ogni tanto si figheggia, i film in lingua originale senza subs col cazzo che li si capisce per bene. Giusto qualche telefilm, senza, ma nemmeno troppo ormai.

Comunque. Control. Sensazione tipo torta un po' così, senza ripieni o fragranze particolari. Quei sapori noti, non sgradevoli, ma nemmeno che ingolosiscono. Ecco, questo film diciamo che per me si poteva vedere (brutture ben peggiori hanno solcato questo schermo piatto), ma non mi ha dato la scossa. Un po' frettoloso, un po' pulitino... il tormento che la mia fantasia ha da sempre attribuito a Curtis sembra un po' da soap delle 14:00, diciamo così.
Il fatto è che per Curtis ci feci una malattia, a onor del vero, una dozzina d'anni orsono. Trip pesante, acuito dalla coincidenza che si ammazzò (o iniziò a farlo) praticamente il giorno del mio decimo compleanno. Coincidenza insignificante, ma anni fa mi piacque molto.
E così i JD mi restano sempre lì, in un angolino, accucciati al caldo, anche se li ascolto raramente. Ma quando succede è come rivedere un amico dopo anni.
Confesso anche di essermi comprato, qualche mese fa. Un'edizione vinilica portoghese di Still perché era vecchia, pesante, libidinosamente feticistica e con una copertina un po' buffa, con le scritte in portogao-ao-ao.

Il film, dicevo. Nulla di esaltante, ma nulla di orribile quindi.
Non mi quadrava del tutto la gestualità del protagonista nei panni di Curtis (forse troppo esagerata), ma confesso di avere solo visto un video live qualche anno fa e i ricordi sono sfocati. Dovrò documentarmi.
Ho notato una piccola imprecisione: la leggenda narra che durante la sua ultima notte Curtis abbia ascoltato The Idiot (e l'hanno messo), ma abbia anche visto La ballata di Stroszek (di W. Herzog): di questo nessuna traccia.
Bella ma forse un po' troppo innocente e virginale l'amante belga di Curtis. Convincente la moglie. Fighissimo il manager. Bello il fatto che gli attori nei panni dei Joy Division sembrassero avere idea di come si suonano gl istrumenti che avevano in mano.

Momento topico da stretta al cuore: Ian rientra a casa da una serie di concerti. Sacco in spalla, nerovestito, sfatto. Entra in casa e la prima visione che gli si presenta è la figlia di pochi mesi nel box, e subito dopo una parata di pannoloni e mutandoni stesi ad asciugare, penzolanti dal soffitto della cucina. Uno sguardo, un respiro ed esce di casa, subito, senza nemmeno salutare. Come un fantasma.
Cinico? Sì. Ma forse è la chiave del film, che in vena di fine umorismo riassumerei in "un less Pampers, more guitars".

lunedì, marzo 10, 2008

Visioni

  • Cloverfield: mezza delusione, mi ci sono anche addormentato di brutta maniera
  • Jesus Camp: figata, ma fa venire un'incazzatura...
  • Persepolis: non male, ma dopo un po' mi sono annoiato
  • Die Hard 4: un paio di scene e battute ignoranti al punto giusto, poi sonno
  • Lost stag. 4: spettacolo
  • Torchwood stag. 2: inizio col botto potente, poi un po' sottotono
  • Breaking Bad stag. 1: prima puntata non male. Vediamo il resto
  • Big Bang Theory stag. 1: due puntate... così-così
  • In Treatment stag. 1: la prima puntata è come tre Roipnol buttati giù con una pinta di rossa doppio malto

Ora mi resta Control - The Life of Ian Curtis. Chissà.

Umore a otto volante, con oscillazioni dal depresso-scazzato alla modalità genocidi'n'camere a gas.
Oggi piove, quindi governo ladro. E scemo io che ho passato 20 minuti coricato sul cemento della cantina a montare il portapacchi nuovo sulla mountain bike, ieri mattina, nella pia illusione di andare al lavoro in bici, stamani.

Acari.

giovedì, marzo 06, 2008

Il pedaggio è alto e oltretutto non affranca. E' per questo che non riesco a pagarlo e togliermi il pensiero.
Ragionavo ieri, percorrendo il ponte: basterà attendere solo che faccia un po' più male e allora sarà come tagliarsi un arto che ormai provoca troppa sofferenza e serve a troppo poco. Come la volpe nella tagliola? No, immagine troppo poetico-retrodatata. Preferirei evocare il quadretto dello stronzo impigliato nell'ansa del wc. A colpi di sciacquone si piega, si rompe e se ne scivola nel tubo.
Hello, fogna, I'm here! Barista: un bel giro di WC Net per tutti.