
L'ho visto, ieri, in solitaria. Con sottotitoli, perché anche se qui ogni tanto si figheggia, i film in lingua originale senza subs col cazzo che li si capisce per bene. Giusto qualche telefilm, senza, ma nemmeno troppo ormai.
Comunque.
Control. Sensazione tipo torta un po' così, senza ripieni o fragranze particolari. Quei sapori noti, non sgradevoli, ma nemmeno che ingolosiscono. Ecco, questo film diciamo che per me si poteva vedere (brutture ben peggiori hanno solcato questo schermo piatto), ma non mi ha dato la scossa. Un po' frettoloso, un po' pulitino... il tormento che la mia fantasia ha da sempre attribuito a Curtis sembra un po' da soap delle 14:00, diciamo così.
Il fatto è che per Curtis ci feci una malattia, a onor del vero, una dozzina d'anni orsono. Trip pesante, acuito dalla coincidenza che si ammazzò (o iniziò a farlo) praticamente il giorno del mio decimo compleanno. Coincidenza insignificante, ma anni fa mi piacque molto.
E così i JD mi restano sempre lì, in un angolino, accucciati al caldo, anche se li ascolto raramente. Ma quando succede è come rivedere un amico dopo anni.
Confesso anche di essermi comprato, qualche mese fa. Un'edizione vinilica portoghese di
Still perché era vecchia, pesante, libidinosamente feticistica e con una copertina un po' buffa, con le scritte in portogao-ao-ao.
Il film, dicevo. Nulla di esaltante, ma nulla di orribile quindi.
Non mi quadrava del tutto la gestualità del protagonista nei panni di Curtis (forse troppo esagerata), ma confesso di avere solo visto un video live qualche anno fa e i ricordi sono sfocati. Dovrò documentarmi.
Ho notato una piccola imprecisione: la leggenda narra che durante la sua ultima notte Curtis abbia ascoltato
The Idiot (e l'hanno messo), ma abbia anche visto
La ballata di Stroszek (di W. Herzog): di questo nessuna traccia.
Bella ma forse un po' troppo innocente e virginale l'amante belga di Curtis. Convincente la moglie. Fighissimo il manager. Bello il fatto che gli attori nei panni dei Joy Division sembrassero avere idea di come si suonano gl istrumenti che avevano in mano.
Momento topico da stretta al cuore: Ian rientra a casa da una serie di concerti. Sacco in spalla, nerovestito, sfatto. Entra in casa e la prima visione che gli si presenta è la figlia di pochi mesi nel box, e subito dopo una parata di pannoloni e mutandoni stesi ad asciugare, penzolanti dal soffitto della cucina. Uno sguardo, un respiro ed esce di casa, subito, senza nemmeno salutare. Come un fantasma.
Cinico? Sì. Ma forse è la chiave del film, che in vena di fine umorismo riassumerei in "un less Pampers, more guitars".